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"La mia avventura ebbe inizio 15 anni fa. L’insegnamento non mi dava la necessaria energia ed una serie di fatti inattesi mi fecero trovare il coraggio di aprire un nuovo capitolo della mia vita.
Il piccolo negozio in via dei Termini, a Siena era dal 1966 l’avamposto di quell’attività che aveva iniziato Giovanna, la nonna di mio marito.

Prendendo in mano le redini della famiglia, Giovanna, nel 1935, compra una “moderna“ macchina da maglieria e - con l’aiuto di una vicina che produce lana - comincia a fare maglioni, giacche, tailleurs, per grandi e piccini, uomini e donne. Dopo qualche anno compra altre macchine e, dopo la guerra, comincia ad assumere qualche lavorante. Una storia comune per quegli anni.
La figlia che la segue nell’attività desidera imprimere un ulteriore scatto, ed è così che prendono in affitto il piccolissimo negozio in via dei Termini, parallela alla via principale della città. Per ottimizzare lo spazio l’arredano con armadiature su misura. Ogni angolo è sfruttato per dare spazio a vetrine che ospiteranno i capi più importanti insieme a qualche foto di alcuni scorci della città ritratti dal loro amico fotografo Mario Appiani.
Prima vendono capi della loro produzione, ma poi cominciano a comprendere che la loro proposta non basta, filati più sofisticati richiedono macchine più complesse. Ben presto chiudono il laboratorio e si concentrano su quello che oggi chiameremmo Retail.

Quando ho iniziato l’attività non avevo la benché minima idea di che cosa volesse dire commercio, non avevo mai seguito mia suocera (così riservata che si faceva perfino chiamare Giovanna, come sua madre, forse per timidezza, forse per il suo nome un po’ ingombrante, ma significativo: Poema).
Raramente Poema parlava del suo lavoro anche a mio marito il quale del resto si era occupato di tutt’altro. Cosa dovevo fare? Come procedere?
Decisi di mettere mano all’arredamento: la merce - ero convinta - ne avrebbe ricevuto un influsso positivo.
Con l’aiuto di un’amica arredatrice decidemmo di accentuare le caratteristiche anni ’60/’70: una bellissima e ingestibile moquette color panna di velour. Le pareti, sempre color panna ed al centro il lampadario originale, in vetro di Murano. E una poltrona di Cappellini foderata con un tessuto disegnato da Emilio Pucci, a ribadire i legami con il territorio e l’importanza della socialità.
Cominciai con molte incertezze, ma anche con la voglia di fare bene. L’insegna fu sostituita, utilizzando gli stessi caratteri tipografici dell’originale, recitava : “Maglieria Giovanna dal 1935”.

Mi prefissi subito di investire le piccole somme che ricavavo in nuovi capi che avessero una qualità indiscutibile, un po’ di riconoscibilità e la capacità di segnare il cambiamento.

Iniziò la mia ricerca: fiere, incontri, qualche sfilata, spingendomi fino a Parigi, poi Londra cercando di fare, passo dopo passo, una selezione personale e innovativa. Una volta mi innamorai di una stilista libanese. Tessuti meravigliosi, sete e lane di primissimo ordine prodotte con tecniche modernissime! Mi piacevano, le ordinai senza immaginare che cosa volesse dire sdoganarle, quanto sarebbe stato oneroso e complicato. Le vetrine, s’internazionalizzavano… le clienti di mia suocera scemavano e arrivavano signore più giovani e curiose.

Nel giugno del 2010, a pochi civici di distanza, si liberò un locale di 150mq: un’occasione unica. Si trattava di un vecchio laboratorio per la panificazione, con piccoli vestiboli e un paio di servizi igienici: anomalo, ma proprio per questo diverso! Decisi di mantenere le tracce del recente passato per farne una boutique accogliente come una casa.

Furono sempre la mia amica arredatrice e mio marito ad aiutarmi a traghettare Maglieria Giovanna nel nuovo spazio con un nome, un po’ più contemporaneo: “magboutique”, acronimo di Matilde, mia figlia, che nel frattempo aveva iniziato a seguirmi in questa avventura, Antonella, il mio e ovviamente Giovanna, fonte primigenia dell’impresa.

Vetrine più grandi, un angolo con i profumi per la degustazione: un tavolo e il divano; quindi la libreria ricavata in un mobile originale del vecchio negozio. E poi libri di architettura degli anni ’60 e ’70, le guide alle città di Louis Vuitton.

C’è anche una piccola cucina per offrire un caffè ai nostri ospiti; il bagno (l’angolo il più fotografato dell’intero negozio) e, più avanti, l’atelier vero e proprio, con il pavimento originario a scacchi rosso pompeiano e bianco. Su un tavolo ancora… il lampadario di Murano!

La prima vetrina per l’inaugurazione, nell’Agosto del 2010, la fece un ragazza africana con alcuni Wax originali. Cominciavo ad avere chiara la sensazione che questi spazi non potevano proporre soltanto oggetti che il mercato rendeva sempre più velocemente obsoleti, ma forse, dovevano essere soprattutto luoghi in cui vivere esperienze.

Demmo vita subito alla mostra di un pittore/artigiano senese Claudio Maccari, che produceva borse di legno in edizione limitata e quadri materici. Lo spazio adesso ci consentiva questo e altro. L’iniziativa ebbe un successo inusuale per la città!

La mia passione è sempre stata la scoperta del talento fuori dal main stream. Tutto muove dal desiderio di esprimere, anche attraverso le mura di via dei Termini, un’identità definita e vera.

Due anni fa magboutique è stata inserita nella guida del New York Times 36 hours.

Mi pare che, in quest’epoca di multicanalità, sia ancora importante che esista il negozio, che possa abbellire, con il suo apporto, una strada e una città. e che resti un punto d’incontro per persone che condividono il piacere di una scelta autonoma e sensata! Non ultimo, che possa costituire il luogo in cui generare l’entusiasmo di mia figlia, a cui mag continua a sembrare una affascinante avventura."


Antonella Gonnelli